NOTE DI REGIA

L’idea per “If Only I Were That Warrior” prese forma a NY, in un pomeriggio di febbraio del 2013. Ero andato a una conferenza, organizzata dal Centro Primo Levi NY e dal Calandra Institute, attorno al monumento di Graziani ad Affile e lì esplose improvvisa e furiosa l’indignazione degli etiopi presenti all’incontro. I loro ricordi riportavano alla luce atrocità compiute nel nome del mio Paese, cancellavano con la loro forza umana la banalità di un monumento. Compresi, allora, quanto poco si sappia delle guerre coloniali italiane in Africa.

Ho cominciato ad approfondire l’argomento, in particolare l’invasione fascista dell’Etiopia, l’agognato “Posto al sole” che Mussolini volle assicurare al popolo italiano con il ricorso sistematico a crimini di guerra. Ne ho ricavato la conferma di quanto questo capitolo della nostra storia nazionale continui ad essere ancora poco indagato. Trascurato nei libri di scuola e spesso deformato nei miti revisionisti. “Italiani brava gente”, dicevamo e continuiamo a dire di noi stessi, nella convinzione di esserci comportati, all’epoca, in modo diverso,più gentile e tollerante, delle altre potenze coloniali.

Continuando in questa mia ricerca, le domande di partenza sono aumentate: come può Graziani, ricordato dagli etiopi come il carnefice, essere onorato in Italia con un monumento pubblico? Come è possibile che questo accada in un Paese come il nostro nato dalla Resistenza e fondato su valori antifascisti? “If Only I Were That Warrior” tenta di rispondere a questi interrogativi.

Non volevo realizzare un film storico ma piuttosto un film sulla Storia: qual’è il rapporto vero tra i racconti di ponti e strade costruite, e la scoperta di gente imprigionata e bruciata all’interno delle chiese? Il mio film indaga nel presente, recupera le memorie delle diverse comunità, evidenzia punti di contrasto ma anche di contatto. Raccogliendo testimonianze in Italia, Etiopia e Stati Uniti, ho documentato come l’eredità storica della nostra esperienza coloniale, tanto controversa e drammatica, rappresenti, nonostante tutto, una possibilità di rigenerazione, un concreto ponte di collegamento tra due nazioni e i loro popoli.

A ottant’anni dall’invasione dell’Etiopia, il “caso Affile“ ci impone di mettere in chiaro il nostro passato e di condividerne il peso. Con il mio film spero di avviare un confronto vero e di iniziare quel dialogo costruttivo attorno ad una Storia comune che abbiamo evitato troppo a lungo.

 

— Valerio Ciriaci